L’aggio chiesto da Equitalia è anticostituzionale?

L’aggio chiesto da Equitalia è anticostituzionale?

20 Marzo 2016 Off Di Nicola Piscopo

L’aggio è una delle voci indicate nelle cartelle esattoriali che, insieme ad altri costi, vanno ad integrare il compenso percepito da Equitalia per la sua attività di riscossione.

Certamente esso pesa, e non poco, sul totale delle somme che il contribuente deve versare.

A tal proposito ai sensi dell’art. 17 co1 del decreto legislativo n°112 del 1999, l’attività dei concessionari, ossia gli agenti della riscossione, deve essere remunerata con un aggio.  Esso ha natura tributaria, poiché per il contribuente che è tenuto a pagarlo, integra il tributo iscritto a ruolo. In realtà l’aggio dovrebbe essere corrisposto dallo Stato, visto che è esso stesso il beneficiario del servizio di riscossione, mentre in realtà viene corrisposto dal cittadino!

Attualmente Equitalia per il suo intervento di “recupero credito” percepisce una percentuale del 4,5% se il cittadino paga nei primi 60 giorni dalla notifica dell’atto, e l’8%, invece, se il versamento avviene dopo 60 giorni. Questa quindi, è la percentuale per l’aggio dovuto ad Equitalia.

LA QUESTIONE DI LEGITTIMITA’ COSTITUZIONALE DELL’AGGIO.

La legittimità costituzionale dell’aggio è stata più volte lamentata dai tartassati contribuenti e dai loro avvocati che negli anni, a più riprese l’anno invocata, ma stavolta la questione è al vaglio della Corte Costituzionale, chiamata a decidere, in via definitiva, se l’aggio è o non è incostituzionale!

Intorno alla fine di maggio la Corte dovrebbe pronunciarsi, e sono già pronti in molti ad opporsi, a giusta ragione, alle innumerevoli richieste (si spera) illegittime.

In effetti, analizzando a fondo la natura del tributo in questione, potremmo pacificamente ritenerla una vera e propria tassa sulla tassa, poiché applicata a somme già iscritte al ruolo esattoriale.

Talvolta essa rasenta l’usura, ed è certamente esosa considerando che l’aggio viene calcolato a prescindere dagli effettivi costi di riscossione.

Per una cartella di mille euro, infatti, Equitalia ricarica di ulteriori 45 euro (che sale ad 80 se pagata dopo i 60 giorni) per i costi di spedizione.  Se l’importo della cartella cresce, crescono pure i costi di spedizione. Ad   una cartella è di 10.000 i costi di spedizione, nei primi 60 giorni, sono di  euro 450, poi 800 se pagati successivamente.

AGENTI DELLA RISCOSSIONE O STROZZINI?

Sebbene Equitalia fornisca un servizio pubblico, e rappresenti di per se lo Stato, dando un’ occhiata distratta alle cifre che richiede per i suoi compensi di riscossione, si ha l’impressione che l’interesse perseguito non sia quello pubblico bensì un interesse privato.

Certamente, se partiamo dal presupposto giuridico che le tasse vanno pagate, bisogna anche dire che esse dovrebbero essere giustamente stabilite.  Ed in questo caso appare speculativo, da parte di Equitalia richiedere al malcapitato contribuente un interesse sulla morosità.  Da che mondo e mondo, infatti, è sempre il creditore che si accolla le spese per il recupero del credito, salvo poi il diritto di rivalsa su quest’ultimo.

Inoltre se consideriamo che alla base del rapporto tra cittadino ed Equitalia non ci sia nessun contratto, ci chiediamo sulla base di quali parametri vengano stabiliti questi ulteriori oneri per il contribuente.

Siamo, pertanto, tutti in attesa di una sentenza che, se darà ragione ai contribuenti, farà letteralmente tremare alcune poltrone e segnerà un altro duro colpo alle finanze dello Stato che sarà costretto a restituire ai cittadini cifre che nel complesso sono da capogiro.


Studio Legale Avv. Grazia Ferrara
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